UN MAZZETTO DI SPIGHE PER L’ETERNITA’

 

 “Cosa cerchi?”
”Cerco un attimo che valga una vita”.
                                                                                                            Casanova

 

Calzo delle scarpette di raso con dei fiori color beige e indosso un vestito elegante del ‘700. Porto la parrucca che mi dà fastidio, mi fa sentire caldo e mi dà prurito alla testa; il vestito stringe, è la moda di adesso. C’è un ricevimento e si potrebbe stare bene e divertirsi, ma tutto è condizionato da quello che indossiamo e dal modo in cui ci approcciamo – i cosiddetti convenevoli -, il trucco che cola, la parrucca che fa prudere il capo, il vestito che soffoca. Per cui alla fine non vedo l’ora di tornarmene a casa. C’è una sala da gioco nella quale intravedo molte persone, uomini e donne, attorno ad una roulette, seguita da un grande salone dove un’orchestra suona brani per i balli degli ospiti. Ci si conosce, ma ci sono anche tanti estranei. Io sono una donna nobile di giovane età, 20-22 anni, sposata con un altro nobile. Mio marito è molto più grande di me, e -diciamolo- mi annoio tanto con lui. Come donna sposata mi devo controllare, mentre ci sarebbero tanti giovani uomini che mi potrebbero interessare e con i quali vorrei comunicare; ma non lo posso fare perché mio marito è un anziano – ha il doppio dei miei anni- molto geloso. Trascorro quindi il mio tempo a parlare con donne sposate, anche se non me ne importa nulla dei loro chiacchiericci futili. Questo ricevimento è in realtà una riunione politica-finanziaria. In queste riunioni, mascherate da ricevimenti mondani, si prendono decisioni importanti, si stipulano alleanze, si movimentano ingenti somme di denaro, si definiscono contratti. Alcuni mettono in gioco il destino di altri uomini, altri cedono beni e proprietà per risanare le loro perdite, altri infine vengono sottoposti a ricatti e pagano dazio. Mi trovo ad assistere in questo momento ad un compromesso in cui un ricco uomo politico sta cedendo, dietro forti pressioni, una sua parte di potere, tradendo così la fiducia del suo partito. La maggior parte delle donne le ritengo stupide: parlano solo dei loro figli, di vestiti alla moda, di ricchezze e di pettegolezzi. Qualcuna fra di loro, per fortuna, si salva. Alla fine, per me potrebbe risultare anche interessante parteciparvi come osservatrice; come protagonista invece è angoscioso. Una piccola parte di loro comunque si rivelano delle brave persone. Mio marito non è interessato a me – è una persona anaffettiva -, ma solo alla politica, al cui interno ricopre un incarico molto importante. In giro si comincia a sentir parlare di rivoluzione. Vivo in questo mondo di arroganti nel quale il problema dei poveri non esiste, mentre la nazione in cui mi trovo, la Francia, è tagliata in due: noi, i nobili e i ricchi, e “loro”, i poveri e i diseredati. La situazione è difficile, le strade non sono più sicure; noi abbiamo una scorta, ma l’aria è densa, tesa, si respira la tensione per qualcosa che può scoppiare da un momento all’altro. L’esercito non permette assembramenti per le strade e li disperde al nostro passaggio; la gente ci guarda torva e io capisco che non siamo amati. Pur tuttavia io mi sento al sicuro, protetta, e credo che nulla mi possa accadere di brutto. Di fronte a tanta povertà che vedo in giro, accompagnata da tanta trascuratezza e ignoranza, mi sento davvero privilegiata per il mio rango. I poveri li considero un misto tra animali domestici e di strada, senza educazione né cultura. Mi fanno tenerezza, ma non li considero altro di più; e così li tratto.

In questo giorno particolare, mio marito rincasa agitatissimo dicendo che noi due -per fortuna non abbiamo ancora figli- dobbiamo fuggire abbandonando tutto! Non me ne capacito, vorrei riempire i bauli con vestiti, scarpe, gioielli e argenteria, ma non c’è un minuto di tempo da perdere. Scappiamo, ma, durante la fuga, dei briganti ci catturano, ci depredano e ci consegnano al popolo. Sento che in molti ci vogliono uccidere. Qualcuno suggerisce che dobbiamo essere prima imprigionati e poi ghigliottinati perché non meritiamo una morte veloce.

Non riesco a crederlo! Solo un giorno prima la mia vita scorreva tranquilla e ora mi maltrattano, mi deridono, mi chiamano “la Principessa”, mi strappano i vestiti che indosso. Le donne si appropriano del poco necessario che avevo stipato in un borsone, facendone razzia. I gioielli sono stati i primi a sparire finendo nelle mani dei briganti. Mi fanno cadere via la parrucca dalla testa. Qualcuno mi dà un pizzicotto sulle guance, dicendo che non sono niente male. Mio marito inveisce invano. Un comandante interviene dicendo loro di non esagerare perché dobbiamo essere consegnati in uno stato decente, in condizioni, dice:”regolari”.

Ora mi trovo in prigione. Sono angosciata, perché non possiedo notizie del resto dei miei famigliari. Ci sono anche altre donne qui, insieme agli uomini, perché le prigioni sono talmente piene che ci hanno mescolati tutti insieme.

– In questo ambiente tetro, lurido, pieno di orrore e di paura, incontro l’amore.

Lui è un uomo poco più grande di me, avrà meno di 30 anni. Dall’inizio mi sta vicino. Tutti e due sappiamo che dobbiamo morire, lo sanno tutti. La gente viene chiamata, esce dalla porta e non fa più ritorno. Le esecuzioni sono tante. Ognuno cerca di vivere gli ultimi momenti come delle celebrazioni. Anche noi – io e lui. Non c’è privacy e neanche più pudore. Ognuno vive gli ultimi istanti della vita come meglio può viverli. L’amore prende il posto della paura e non mi importa più di morire perché sento che ho scoperto la felicità. Io provo amore per quest’uomo! Mi auguro solo per noi una morte veloce e senza sofferenza. Ci guardiamo negli occhi e, senza una parola, ci perdiamo nella profondità degli sguardi. Mi chiedo se ci rivedremo dopo…oltre. Non mi importa di quello che ci accadrà, di quello che è stato il mio matrimonio combinato con un marito che non ho mai amato. Questi sono i momenti più belli della mia vita, i più intensi. Mi porterò dall’altra parte questi pochi giorni vissuti pienamente. Stringo con forza nel pugno cinque spighe, cinque tante quanti sono stati i giorni vissuti qui dentro; un mazzetto di spighe mature come prova da portare con me nella vita eterna. La prova della mia felicità.

Rivedo tutta la mia vita passata, in massima parte inutile, viziata, protetta, condizionata, ricca. In quei pochi giorni all’interno di una prigione mi sono confrontata con le angosce di tutti, con la miseria, la paura, l’abbandono, la morte. Qual’ è la vita, mi chiedo, il prima o il dopo? Vivere perennemente nelle comodità e negli agi, ma senza contatti né con le anime degli altri né con la mia stessa, o vivere intensamente ogni momento che ci è dato attraverso le emozioni, belle o brutte che ci appaiano, fornendo così un senso alla vita? Ora che mi sento cosi vera e ho così tanta voglia di vivere, la vita stessa mi viene stroncata e portata via… e mi dispiace abbandonarla. Guardo lui. Il nostro amore che non avrà un futuro, è valsa la pena viverlo? SI’, perché se esiste qualcosa oltre la morte, qualunque forma abbia, allora porterò là questo sentimento con me facendo in modo che mi accompagni per l’eternità. Voglio essere io la prima ad andarmene. Non posso pensare di vivere un solo istante senza di lui e non resisterei a vederlo condotto per primo verso la morte.

E poi vengo portata via. Mentre vado, mi giro a guardarlo. Ci guardiamo senza dire una parola, né addio, né arrivederci. Questo è l’attimo infinito nel quale il tempo, tutto il tempo, si unisce e si confonde con l’amore. Solo uno sguardo intenso, ricco di tante cose, di una vita mai vissuta assieme, di promesse mai espresse, di speranze mai finite, di amore. Non un addio, non un saluto perché questo amore non può finire.  Ed entrambi, io e lui, sappiamo che vivrà, che continuerà anche dall’altra parte. Ed un lieve dolcissimo sorriso ci illumina i volti.

Ora sono di fronte alla ghigliottina su un patio. Di fronte a me c’è quella macchina. Ho paura, ancora di più di quella gente assetata di sangue, che aspetta di vedere la mia testa rotolare a terra. Alcuni portano i bambini sulle spalle affinché possano assistere meglio a questo spettacolo. La mia testa cade. Davanti a me c’è solo buio. E’ finita! Rivedo in un lampo tutta la mia vita trascorsa e realizzo quanto sia bello il vivere senza restrizioni e condizionamenti donandosi scambievolmente, gli uni con gli altri, aiuto reciproco, comprensione, rispetto, e il potersi amare senza pregiudizi, scegliendo con semplicità e liberamente l’uomo o la donna da amare; il poter decidere su come vivere, possedendo la libertà di essere, di diventare, di scegliere senza diventare mai pedine nelle mani degli altri. Io tutto questo l’ho scoperto in quella prigione e ho chiara la visione di me che, quando ero una donna libera, ero costretta a vivere in una prigione, e che invece in prigione ho vissuto da donna libera. Ho amato, sono stata amata, ho soccorso, sono stata soccorsa. Non esistevano classi sociali lì dentro che ci potessero più dividere, eravamo tutti uguali uniti nella sofferenza.

Ora sono più avanti nel tempo e sono completamente trapassata.

Vedo un essere di luce! Sento che mi sta parlando! La sua voce è chiara dentro di me. Mi dice che l’importante è l’amore e con l’amore la libertà! Quando si prova amore la libertà dispiega le sue ali perché volando ti recherai a portare benessere agli altri e a te stesso. E per “benessere” s’intende lo stare bene, quando ti senti felice per quello che stai facendo, quando hai reso felice qualcun altro, quando qualcun altro ti ha reso felice. Questo intendo per amore! Così è!

 

Ho alle spalle le costrizioni, i dolori, gli obblighi, i matrimoni combinati, la miseria dell’anima, il rispetto eccessivo e la devozione verso dei genitori severi. Penso che se chi dovrebbe preoccuparsi per la felicità altrui non lo fa, non riuscirà a recare di certo benessere al suo prossimo. Non riesco a dimenticare le frasi:“Lo devi sposare per il futuro di tutti noi, fallo per me, devi obbedire, non puoi pensare questo, Dio non avrà pietà di te, non parlare con quella gente perché non è del nostro rango,  che ti importa di quello – è un miserabile …”

 

Mi sento insoddisfatta, e questa sensazione me la sto portando in un’altra vita, aiuto!! Non riesco a liberamene.

 Chiedo all’essere di Luce: “come si fa a sentirsi soddisfatti? “.

Mi risponde di METTERE AMORE IN TUTTO CIO’ CHE FACCIO! Di essere sempre presente! Quando si pone l’attenzione sulla propria vita, costantemente, istante dopo istante, ci si sente pienamente soddisfatti, poiché si colgono tutte le risposte. L’essere umano rimane insoddisfatto solo quando non possiede le risposte. Ma se si vive nel presente e si pone l’attenzione alla motivazione e ci si chiede il perché, la risposta arriva, SEMPRE, e quella domanda, come le altre, sarà soddisfatta. Quando le risposte ci siano arrivate si acquisisce la consapevolezza, la saggezza e la comprensione.

La Guida mi dice di ESSERE FELICE, di vivere ogni giorno come quell’ultimo vissuto in prigione in cui mi sono sentita libera. Mi dice di dare importanza ad ogni azione della vita e di arricchire in questo modo il tempo con l’amore perché la vita non smetterà mai di stupirci.

 

 

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