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LA DONNA DELLA GRANDE PRATERIA

 “Il corpo muore. Il corpo è semplicemente ciò che l’anima materiale possiede. E’ il suo involucro. L’anima prosegue la sua vita.”
Susie Billie – Seminole
 

Ho dei mocassini ai piedi e addosso vestiti di pelle morbida. Ho 27 anni. Vivo in un campo indiano bello, gioioso e sereno. Ci sono i bambini e tante altre donne.

 Sto aiutando una donna a partorire, siamo lontane dal campo, appartate dal villaggio. Ho preparato degli infusi per lei che servono per provocare le doglie. Lei fa fatica a partorire, le spingo la pancia. Il bambino è posizionato male. Potrebbe morire lui e anche sua madre. Devo capire che intenzione hanno tutti e due, se andare via o rimanere. Vado in cerca delle loro anime per parlare. Se è giusto che il bambino viva allora deve trovare la sua strada e mettersi in posizione favorevole per poter nascere. Per capire mi inoltro in questo “non luogo” e vedo un posto paludoso dove questo bambino ha una gamba incastrata dalle liane che non lo fanno uscire. Lui vorrebbe uscire, si contorce ma è trattenuto. Delicatamente lo libero dalle liane e lo metto nel flusso del fiume. Lo lascio andare aspettando la sua volontà, se morire lì dove si trova o venire da questa parte del mondo. Intanto sua madre spinge mentre lui segue il flusso della corrente come un pesciolino rimesso nell’acqua. Io lo aiuto a nascere, perché lui ha deciso di vivere. Lo accolgo, lo prendo, urlante, sporco, e quel fango paludoso di cui era sporco ora, da questa parte, è diventato sangue, sangue rappreso nella stesso modo in cui le liane rappresentavano il cordone ombelicale da cui era trattenuto il bambino nell’utero della madre.  Lo aiuto a respirare e poi lo avvolgo nelle fasce. Lo do alla sua madre, glielo consegno e gli do un nome: Colui Che Sa Attendere! Ora gli predico un destino: sarà un grande guerriero che cavalca l’onda del tempo, saprà sempre cosa fare al momento giusto.

Poi pulisco sua madre perché possa ricevere visite degnamente… Attende soprattutto la visita del suo compagno. Anche lui è un grande guerriero, un grande cacciatore, molto fiero.

Quindi preparo altre erbe che servono allo spurgo dell’utero. Anche se ora è salva, la morte è sempre in agguato e le infezioni non sono rare. Quest’erbe gliele do da bere. Più tardi dovrà fare un bagno di calore nella capanna sudatoria per la purificazione e per lasciare in quella capanna il ricordo di quel dolore appena passato, per cambiare la sua pelle e per essere una donna nuova e pura.

 Faccio questo e tante altre cose. Vado nella foresta e raccolgo le piante e le radici che servono per i miei farmaci. Preparo anche dei veleni, potenti veleni che servono per la caccia ma anche per la guerra, per impregnare le punte con questi veleni e dare una morte rapida. Libero anche gli uomini e le donne dagli spiriti del male che si manifestano con la febbre e varie malattie, li libero, li mando via gentilmente, anche questi spiriti hanno bisogno di essere ascoltati, anche loro sono fratelli trapassati che devono essere aiutati a oltrepassare la prateria, la Grande Prateria.

Mi piace quello che faccio, sono giovane ma molto abile, sono cresciuta al fianco di mio nonno che era un Uomo Medicina, e al fianco di mia nonna che invece, aiutava le donne a partorire. Io ho imparato a fare sia quello che faceva mio nonno sia quello che faceva mia nonna.  Loro mi hanno insegnato che la malattia non esiste, che basta chiudere gli occhi e vedere tutte queste cose, che non siamo separati, che posso andare dove voglio, che il tempo e lo spazio non esistono, che viviamo tutti in una grande prateria, e che bisogna rispettare la volontà degli altri anche quando questa non ci piace. Mi hanno insegnato a parlare con gli antenati e dico antenati solo perché sono lontani nel tempo ma anche molto presenti, e forse anche io sono una loro antenata perché nella Grande Prateria non c’è passato presente o futuro, semplicemente il tempo non c’è. Mi sento una privilegiata rispetto a tanti altri perché vivo in un mondo tutto mio e vedo realtà che altri non vedono. Conosco tantissime piante: quella per far venire il latte alle madri, quella che abbassa la febbre, quella che libera dagli spiriti impuri, quella che fa sudare. Servono tutte. Molte donne mi chiedono dei consigli, anche dei filtri per far innamorare, per far tornare la persona amata dalla guerra, filtri di protezione, di potenza, per la sterilità, per ogni cosa. Mio nonno era un grande!

Si sentono dei rumori, degli spari. E’ un gruppo di uomini bianchi ubriachi che sono nel villaggio e pensano di poter fare i comodi loro. Non hanno rispetto per noi, ci minacciano con le pistole. Qualcuno fa partire una freccia avvelenata e ne colpisce uno, e poi ancora un altro, erano persone pericolose, ma questo ha scatenato l’ira dei bianchi, che dopo qualche giorno ci hanno attaccato. Mi nascondo nella foresta che conosco molto bene, si sta facendo sera, porto con me dei bambini e alcune donne, abbiamo tanta paura, sentiamo gli spari e delle grida, c’è un putiferio, sento nitrire dei cavalli, non sappiamo però quello che sta succedendo lì. Nessuno ha coraggio di muoversi neanche di respirare. Le grida si fanno sempre più lontane e poi c’è il silenzio. Quando torniamo nel villaggio troviamo la desolazione, tutti morti. Ci incamminiamo per raggiungere il villaggio vicino per essere accolte, difese e confortate, ma anche per avvertire dell’imminente pericolo. Come possiamo fare a seppellire tutti questi morti? Si stanno preparando per la guerra, questa storia non finirà qui. Seppelliamo i nostri morti. Sento che si sta preparando una guerra grande.

Domanda:

Vai avanti a quando hai perso la vita. Cosa ricordi?

Risposta:

Vengo uccisa con un colpo di pistola al cuore. C’è stato un altro attacco, ci hanno sorpreso di notte. E’ cosi mi trovo nella Grande Prateria, e raduno le anime di chi è passato da questa parte nella Grande Prateria. Andiamo tutti verso la luce, e io mi preoccupo di liberare le anime. Dico loro che nella Grande Prateria non ci sono guerre da combattere, e vado alla ricerca di chi si è perso, di chi ancora combatte e non si è arreso. Dobbiamo andare verso i nostri antenati, dobbiamo andare verso la Luce, io continuo a fare il mio lavoro, e con me ci sono altre persone che fanno le stesse cose. Ora vedo arrivare anche i soldati bianchi e noi li accogliamo con lo stesso amore e calore. In questa dimensione non c’è avidità e possesso. Il possesso incattivisce gli uomini, noi invece amiamo la nostra libertà… Siamo un popolo libero. I bianchi invece si imprigionano dentro ciò che hanno e ciò che hanno diventa le loro prigioni anche se grandi diventano piccole per loro, perché devono avere, possedere, accumulare per poi fare cosa? Quando tornano nella Grande Prateria non hanno niente, e sono anche più felici, comprendono finalmente la libertà e riscoprono loro stessi. Più hai e più sei schiavo, più hai e più devi difendere ciò che hai e più difendi ciò che hai più ti incattivisci e diventi sempre più feroce e uccidi i tuoi fratelli e perdi te stesso, perdi tutto e in un attimo lasci tutto, e cosi passi la tua vita nella schiavitù, pensando di essere una persona ricca, pensando che la ricchezza ti rende uomo libero ma in effetti ti impoverisce sempre di più e ti schiavizza sempre di più. Tu non sei più quell’essere spirituale che sei ma diventi ciò che hai. Quando passi nella Grande Prateria non sai più neanche chi sei perché non hai più quello che avevi e non sai più chi eri.

Mi sento bene. Faccio il mio lavoro. E’ quello che devo fare. Mi trovo in America centrale. Sono nata nel 1814 e muoio all’età di 33 anni. Porto con me la consapevolezza della fratellanza, la libertà, che tutto è in comune, in comunione dei beni, l’aiuto reciproco.

Il mio compito è quello di recuperare le anime a seconda di dove mi trovo: se condurli nella Luce o condurli nella vita sulla terra, dipende da dove mi trovo io!